NUMERO 6

Serenità

In N.6, di AS on 11/10/2009 at 15:49

Sostenere che la libertà di informazione in Italia è limitata, o a rischio, pare a molti una sciocchezza. Ognuno può dire ciò che crede, piaccia o non piaccia. Balle. Chi scrive sa bene che, anche ai livelli più infimi, il primo limite, esplicito o celato, è posto dall’editore. A livello nazionale, da chi controlla le televisioni, chè da lì passa l’informazione per la maggioranza degli italiani. Facciamo un esempio. Prendiamo Annozero, la trasmissione di Michele Santoro. Fino a una settimana prima della messa in onda, la troupe non è ancora operativa e il contratto di Travaglio non è firmato. Il direttore generale della Rai chiede un parere preventivo all’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni sull’opportunità di trasmettere il programma. Dopo la prima puntata, il Governo convoca i vertici dell’azienda e annuncia un’istruttoria. Dopo la seconda, presente Patriza D’Addario, è il putiferio. Pressioni, ostacoli, intimidazioni. Eppure Annozero è andato in onda, e Berlusconi è stato “sputtanato in mondovisione” (così Belpietro in trasmissione). Se non è libertà di informazione questa, dicono. Dov’è il pericolo, quale minaccia per la democrazia? Non scherziamo. “Ovvio – sostiene Roberto Saviano il 3 ottobre, durante la manifestazione per la libertà di informazione – qui non vengono chiusi i giornali con la polizia politica, né i giornalisti vengono arrestati. La libertà di stampa per cui stiamo combattendo è la serenità di lavorare. La possibilità di sapere che è possibile raccontare senza doversi aspettare ritorsioni.”. Il che, in Italia, non è per niente scontato. |AS|

Sempre presente

In N.6, di AS on 11/10/2009 at 15:48

Mentre Barack Obama è insignito del premio Nobel per la Pace 2009, “per il suo straordinario sforzo per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione fra i popoli”, in Italia c’è chi propone la candidatura di Silvio Berlusconi per il prossimo anno, con tanto di inno celebrativo. Si tratta dell’autoproclamatosi Comitato per le libertà, costituito ufficialmente a Roma il 30 aprile scorso con il duplice obiettivo di “sconfiggere l’Hiroshima culturale che sta minando alla base i nostri valori morali, la pace ed il sistema economico, politico, culturale” e sostenere Silvio per il Nobel. “Un uomo – azzarda Giammario Battaglia, promotore del Comitato – che ha saputo coniugare, con la sua vita, le sue opere ed azioni, il pensiero liberale di Milton Friedman, l´umanesimo economico di Wilhelm Röepke, l´aspirazione di Muhammad Yunus a creare un sistema capitalista inclusivo e non esclusivo.”. Inenarrabili i suoi meriti: “Silvio Berlusconi ha rinsaldato il legame con gli Stati Uniti, ha mediato nella crisi in Georgia dell’agosto 2008, e tra USA e Libia, ha svolto, inoltre, un ruolo riconosciuto e autorevole per giungere a una pace duratura tra Israele e Palestinesi, ha ricreato tra Stati Uniti e Federazione Russa lo stesso clima di dialogo e di amicizia che era sfociato nel vertice di Pratica di Mare del 2003, e che pose definitivamente fine alla Guerra Fredda.” Per non parlare del successo del G8 all’Aquila: nemmeno una gaffe. Sembra una burla. Ma sono già in ventiquattro i deputati e senatori del Parlamento italiano e di quello europeo che hanno sposato la causa. |AS|

Catch me, you can. Atto I

In N.6, di LÉNA on 11/10/2009 at 15:46

Non spunta da un tombino, come Saddam Hussein. Ma ha la stessa lunga barba, il fuggiasco. È Radovan Karadzic, il fu leader dei serbo-bosniaci. Il 19 ottobre sarà celebrato all’Aja il processo che lo vede coinvolto come imputato per genocidio e una lunga lista di crimini contro l’umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia. È stato catturato a Belgrado nel luglio 2008, non si sa esattamente se per mano della polizia serba o di un manipolo di coraggiosi giornalisti. Un alone di mistero aleggia attorno alla sua cattura, avvenuta dopo dodici anni di presunta irreperibilità, durante i quali ha zompettato, indisturbato, da un angolo all’altro dei Balcani. Da Pale, ex capitale della Republika Srpska di Bosnia, di cui fu il primo presidente, ai vari monasteri ortodossi del Montenegro, suo paese natale (dove usufruiva di una zelante copertura del clero), per finire poi, negli ultimi due anni della sua latitanza, nel Blok 45, un sobborgo di Belgrado. Suo nipote afferma che, da bravo interista, Radovan non si perdeva una partita dei suoi due calciatori preferiti: Mihajlovic e Stankovic. Già che c’era, dopo la giornata allo stadio, si concedeva anche qualche fugace capatina a Venezia. Con una taglia di cinque milioni di dollari pendente sulla sua testa. Testa che aveva prontamente provveduto a camuffare, lasciando crescere una lunga chioma bianca e una barba da fricchettone che ben si addiceva alla sua nuova identità: dr. Dragan David Dabic, specialista in medicina alternativa, guaritore dei mali della mente e del corpo. |LÉNA| (Il II Atto nel prossimo numero)